Orvieto e dintorni

Orvieto e dintorni

Il terrazzo e la Rupe di Orvieto

I comuni del comprensorio Orvietano

Montegabbione - Parrano - Fabro - Monteleone di Orvieto - San Venanzo - Ficulle - Allerona - Porano - Castel Viscardo - Castel Giorgio - Montecchio e Baschi

B&B il Terrazzo

 

 

  • Alcuni scorci di Civita di Bagnoregio, Orvieto, Bolsena, visti dall'occhio dell'ospite del B&B...Mirco

 

Città di Orvieto: www.comune.orvieto.tr.it

Regione dell' Umbria: www.regione.umbria.it




Dintorni di Orvieto

montegabbione

Montegabbione

Si arrocca su di un colle del complesso preappenninico a 594 metri s.l.m. in posizione strategica di rilievo: equidistante da Roma e da Firenze (circa 150 Km.), da Orvieto e da Perugia (circa 40 Km), dai laghi di bolsena e trasimeno (circa 60 Km.). Da ritrovamenti di epoca etrusca e romana si può presumere che abbia origine molto antiche. Dal punto di vista storico si ritrova nel territorio, ad esclusione della frazione di Faiolo di più recente formazione, quel sistema di rocche fortificate ancora visibili nei castelli di Montegiove e Casteldifiori e a Montegabbione; il borgo del paese è cinto da solide mura medioevali che racchiudono una struttura varia a maglia ortogonale, con la piazza al centro e la protezione delle torri di avvistamento e del castello. Intorno al 1300 Montegabbione fu feudo della famiglia dei Monaldeschi di Orvieto. Dopo il periodo di Ugolino di Montemarte, nel 1380, passò sotto il dominio di Perugia. Fuori dalle mura si possono ammirare la chiesa della Madonna delle Grazie, eretta nel 1625 su una preesistente cappella e, non lontano dal paese, i ruderi dell'Abbazia di Aqualta e il convento francescano della Scarzuola a cui si affiancano le fantastiche architetture di Tommaso Buzi. I dintorni Montegabbione sono anche ricchi di bellezze paesaggistiche e di risorse naturali che trovano tradizionalmente nell'agricoltura e nell'allevamento l'uso prevalente, con particolare sviluppo dell'industria di trasformazione delle carni. Tra gli eventi di maggior richiamo, "Sapore d'antico" mercatino d'arte e artigianato nelle vie del centro storico.

Parrano

Parrano

A 40 Km. da Orvieto, è un pittoresco e ben conservato centro storico. Immerso nel cuore verde dei boschi, raggiungibile attraverso una strada che scopre panorami indimenticabili, Parrano vive ancora oggi in un'atmosfera che sembra aver fermato il tempo. Il suo castello del'XI sec. è il centro del borgo e conserva ancora intatti le mura, gli archi e le piazze. Il " Castrum Parrani" fu eretto intorno all'anno 1000 e sotto il dominio di Orvieto partecipò alle lotte del periodo medievale. Nel sec.XV entrò a far parte dello Stato della Chiesa come tutti i piccoli centri della zona. L'origine del nome di Parrano sembra derivare da "parra" definizione latina dell'upupa, lo splendito uccello dalla variopinta cresta che popola i boschi di queste zone. Nelle vicine "Tane del Diavolo", gole ed altri profondissimi molto interessanti per gli speleologi, sono stati ritrovati importanti reperti preistorici del periodo paleolitico superiore e dell'età del bronzo. Di epoca successiva sono ancora evidenti i segni dell'insediamento etrusco (recentemente sono stati ritrovati alcuni reperti del VI sec. a.C.) e romano. Dei reperti esposti nel Centro di Documentazione territoriale di Parrano fanno parte il corredo di una tomba etrusca e una sezione dediacata allo Statuto del 1500 che rappresenta un documento di grande interesse per la storia locale. E' un paese prevalentemente agricolo, le cui culture principali sono la vite e el'ulivo, ma la sua peculiarità è di essere un centro turistico in cui si trovano sorgenti di acque solfomagnesiache utili per cure idropiniche. Tra gli eventi di paricolare interesse è la mostra concorso "Il Presepe".

il borgo di fabro

Fabro

A 28 km. da Orvieto sorge sopra un'altura che domina l'Autostrada del Sole tra Roma e Firenze, in posizione turisticamente strategica: nel raggio di pochi chilometri, infatti, si possono agevolmente raggiungere centri si notevole interesse culturale. E' un centro storico a ridosso di una fortificazione medievale. L'antico castello del quale si parla nel Codice Diplomatico della città di Orvieto, nel 1259 con la denominazione di "Castrum Fabri", rappresenta l'elemento caratterizzante il paese pur avendo subito nell'arco dei secoli numerose e profonde alterazioni architettoniche. Nella chiesa parrocchiale dedicata a San Martino è conservato un pregevole bassorilievo ligneo del 1930 scolpito in Valgardena e raffigurante S. Martino Vescovo di Tours. Il paese si è sviluppato prevalentemente a valle a circa 5 km. in prossimità del casello dell'Autosole dove è stata costruita un'ampia zona industriale-artigianale con attivitù anche di tipo fieristico espositivo: qui, ogni anno a metà novembre, si effettua un'importante Mostra Mercato Nazionale del Tartufo e dei prodotti dell'agricoltura. Su un vicino colle si trova la frazione di Carnaiola, interessante per la presenza di un antico castello medievale che fu ulteriormente fortificato nei secoli XVI e XVII, quando apparteneva alle nobili famiglie dei Filippeschi e dei Marsciano. Oltre alle produzioni di vino e olio, tipiche del circondario orvietano, la raccolta del tartufo bianco rientra tra le attività secondarie dei fabresi, anche se da alcuni anni si sta sviluppando la lavorazione e la commercializzazione di questo prodotto.
monteleone di orvieto

Monteleone di Orvieto

A 45 Km. da Orvieto, ad un'altezza di circa 500 metri s.l.m. si trva sui monti che separano L'orvietano da Città della Pieve. Ampie zone verdi costituiscono un elemento di attrazione considerevole: dal capoluogo si può dominare la Valdichiana e ammirare i monti della Toscana digradare verso l'Umbria. Fu forse per questa posizione naturale che gli antichi orvietani, poco dopo il 1000. scelsero Monteleone a protezzione dei loro confini settentrionali. Dall'originario centro abitato, compreso entro le mura granitiche, oggi non resta che la vecchia Torre Mozza, a guardia della porta di accesso del paese. Il centro urbano di origine medievale è caratterizzato dall'uso diffuso del laterizio e conserva un patrimonio storico-artistico considerevole. Di particolare interesse le opere d'arte conservate nella Colleggiata e nella Chiesa del SS. Crocefisso. Tra le varie manifestazioni che si organizzano nel paese interessante è la tradizionale "Rimpatriata" che impegna quasi tutto il mese di agosto con sagre e festeggiamenti vari di carattere culturale, musicale e di rievocazione storicoa, (il corteo storico con disfida dei Casati di Montemarte e Marsciano, antichi proprietari del Castello, si svolge il 16 di agosto). Nel periodo natalizio, si ripete la scena del "Presepe vivente" che coinvolge tutti i cittadini nella ricostruzione storica della Betlemme di 2000 anni fa. Particolare importanza hanno per il paese la nuova e moderna palestra di notevoli dimensioni e lo storico teatro "dei Rustici" costruito nel 1732. da poco ristrutturato e centro di molte attività.

San Venanzo

San Venanzo

Alle pendici del Monte Peglia, a 40 Km. da Orvieto, è il paese dell'orvietano più prossimo al territorio perugino. I primi insediamenti siralgono al periodo paleolitico, al neolitico e all'età del bronzo e del ferro come confermato dai ritrovamenti di reperti ora conservati al Museo Archeologico di Perugia. anche gli etruschi hanno lasciato tracce consistenti della loro presenza. La particolare collocazione di questa area geografica, compresa tra Orvieto, Perugia, Todi, fu tra le principali cause, durante l'epoca comunale, di numerose guerre locali. Il piccolo centro di orgine medievale, sorto prima dell 1000 attorno ad un edicola dedicata al patrono, fu possesso dei Monaldeschi e subì i contraccolpi delle lotte fra i diversi rami di questa famiglia. Dell'antico castello rimangono solo alcuni elementi inglobbati nella Villa, oggi sede municipale, costruita dalla famiglia Faina nel XIX sec. Interessanti sono i primi resti della Chiesa di San Venanzo, ben visibili nel parco pubblico, e all'interno della Residenza municipale, i dipinti murari e le decorazioni. DI importante valore artistico è l'affresco della Madonna Liberatrice del XIV sec. che si trova nell'omonima chiesa. Di particolare interesse geologico è il terreno di natura vulcanica su cui sorge il paese testimoniato dalla presenza di un materiale denominato "venanzite", unico nel suo genere. Recentemente sono stati realizzati un museovulcanologico e un percorso naturalistico all'interno della colata lavica. Nel territorio comunale si possono ammirare gli antichi castelli di epoca medievale di San Vito in Monte (dove si trova una sorgente di acque oligominerali), Civitella dei Conti, Ripalvella, Collelungo (dove si trova il Santuario della Madonna della Luce), Poggio Aquilone, Pornello, Rotecastello. A 800metri s.l.m., Ospedaletto è il maggior richiamoturistico con pinete, parchi e una riserva faunistica. Nel parco di " Sette Frati", attrezzato per pic-nic e spettacoli musicali all'aperto, è stato allestito un campo service e un centro di documentazione naturalistica frequentato dal turismo didattico.
ficulle

Ficulle

Paese medievale posto su un crinale, è immerso nel verde delle montagne circostanti. L'autostrada che passa a pochi Km. non è riuscita a modificare la vita dei suoi abitanti: niente ritmi frenetici, ma, aria buona, agricoltura, artigianato e cibi genuini; il tutto a riparo delle sue antiche mura che racchiudono un'intrigo di vicolo e piazzette con l vecchie case ancora difese dalle due rocche medioevali. Tutto il paese è un "munumento" con pregevoli opere come la chiesa di Santa Maria Vecchia, costruita intorno al 1200, che presenta un portale gotico di pregevole fattura e importanti affreschi della seconda metà del Quattrocento, la chiesa di Santa Maria Nuova e il complesso medioevale di Castel Maggiore. Non lontano dal paese si trova il Castello dell Sala, tipico esempio di architettura medioevale del XII sec., già feudo dei Monaldeschi. Il simbolo di Ficulle è il coccio: oggetti di uso domestico fatti di argilla, lavorati al tornio e cotti al forno a legna; terracotte che, prima dell'avvento della plastica, scandivano la vita quotidiana. Si producono tutt'ora piatti e pignatte, "panate" e ziri che ricordano abitudini antiche e conservano nelle forme e nei colori quella tradizione locale che si ritrova anche nella cucina semplice e gustosa. L'ospitalità degli abitanti di Ficulle si esprime oggi sul territorio attraverso accoglienti aziende agrituristiche e una zona di sosta munita di presidio ecologico per camperisti. Durante il corso dell'anno si svolgono alcuni appuntamenti culturali tra cui la "Festa di primavera", una serie di momenti ludico-culturali che fanno da cornice al tradizionale cantamaggio ficullese.
borgo di Allerona paese

Allerona

Paese di origine romana o preromana, che dista da Orvieto 20 Km, è pittorescamente situato in collina a 420 metri s.l.m. Di Allerona, castello feudale, rimangono i resti delle antiche mura, le due porte denominate "del Sole" e "della Luna" e l'assetto urbanistico. all'interno del paese, nel punto più alto, l'antica chiesa castellana del XII sec., ristrutturata alla fine del secolo scorso con pitture nell'abside del senese Arturo Viligiardi (1896). Villalba e Selva di Meana, ai confini tra Tascana, Umbria e Lazio, sono le due località a più alto interesse turistico della zona: la prima per il parco pubblico attrezzato e la seconda per il parco demaniale con la Villa Cahen, in stile liberty. Le cave di argilla, esistenti presso la frazione dello Scalo, sono un interessante sito per ritrovamenti fossili. Attraversando il Parco pubblico di Villalba si incontra l'antico borgo di San Pietro Aquaeortus, ora disabitato, e si discende fino a Fabro passando per l'Osteriaccia, lungo un itinerario che si snoda in mezzo alla macchia mediterranea. La festa più caratteristica di Allerona è quella di San Isidoro patrono della campagna, che si svolge la terza domenica di maggio, con la sfilata di un corteo storico di abiti ottocenteschi che presenta i cosidetti "pugnaloni", piccoli carri allegorici che riproducono scene di vita campestre. Il patrono del paese è S. Anzano, solennemente festeggiato la seconda domenica di maggio.
Porano

Porano

E' situato su una collina di fronte alla rupe orvietana, di cui offre una delle vedute più suggestive; il suo territorio confina con quello di Orvieto e con la provincia di Viterbo. iIl centro storico, situato a 444 metri s.l.m., conserva il tipico aspetto di borgo medioevale fortificato, con un cinta muraria e torri. Non lontani dal borgo medioevale si trovano due splendide costruzioni: Catel Rubello e Villa Paolina. Catel Rubello è un suggestivo complesso fortificato del '200 costituito da diversi edifici e da torri. Villa Paolina, che appartenne alla famiglia Gualterio, risale al '600 ed è circondata da uno spledido parco storico. Nel 1800 vi risiedeva Filippo Antonio Gualterio, esponente di primo piano del Risorgimento italiano e successivamente Ministro del Regno d'Italia. Oggi la villa ospita i laboratori di ricerca scientifica dell'Istitutto di Biologia Agro-ambientale e forestale del CNR e nel parco si svolge ogni anno un prestigioso Concorso Ippico nazionale, Una Esposizione Internazionale canina e vari eventi culturali. Nel territorio di Porano sono state portate alla luce numerosi reperti archeologici; tra i più importanti si ricordano le tombe etrusche (IV sec. a.C.): degli Hescana (Necropoli della Molinella) e le due tombe Golini (Necropoli di Settecamini). Gli affreschi di quest'ultime sono esposti nel Museo Archeologico Nazionale di Orvieto. Da segnalare è la Chiesa di San Biagio costruita tra il '300 e il '400; al suo interno vi sono gli affreschi raffiguranti l'Annunciazione e San Bernardino. Ubicazione e clima fanno di Porano un elegante zona residenziale e centro turistico climatico.
Castello di Castelviscardo

Castel Viscardo

Situato a 15 Km. da Orvieto e a 507 metri s.l.m., deve il suo sviluppo alla presenza dell'antico castello dei Duchi di Montevecchio che fu fino al XVI sec. roccaforte della famiglia Monaldeschi e poi feudo dei principi Spada. Tra le attrattive turistiche, la Chiesa di San Bartolomeo del XVII sec. al cui interno, sull'altare maggiore si trova un crocefisso in avorio donato da Luigi XIV al Cardinale Spada, nunzio a Parigi. In epoca recente è stata scoperta una interesante area archeologica, in località Caldane, dove sorgeva una Necropoli Etrusca che dai primi accertamenti risalirebbe al VI sec. a.C. Sul vicino Altopiano dell'Afina sorse, nel 1936 un aeroporto con hangar progettati da Pier Luigi Nervi, che usò per la prima volta la struttura nervata in cemento armato. Demoliti gli hangar alla fine del conflitto mondiale, l'aeroporto fu chiuso ed oggi, non lontano, è in funzione un'aviosuperficie per attività turisticosportive di volo con aliante e piccoli velivoli a motori. Particolare interessante rivestonole antiche fornaci in laterizi fatti a mano ubicate nelle immediate vicinanze del centro abitato che rappresentano una vera rarità in fatto di attività manifatturiere, con produzioni ricercatissime e di qualità. Tra le quattro frazioni che conta il Comune, Moterubiaglio e Viceno hanno origine da due roccaforti medioevali, intorno alle quali sono sorti nel tempo gli insediamenti abitativi che ne hanno formato i borghi. Il Castello di Monterubiaglio, sempre della famiglia dei Monaldeschi, fu accatastato nel 1292, potenziato nel XIV sec. ed ha uno statuto datato 1611. Il Patrono di Castel Viscardo è Sant'Antonio da Padova che viene celebrato il 27 agosto e nell'ambito dei festeggiamenti dell'agosto castellese si svogle anche la "Sagra della Cannelletta".
Castel Giorgio

Castel Giorgio

E' il naturale capoluogo dell' Altopiano dell' Alfina: cerniera tra Umbria, Lazio e Toscana, non lontanto dalle pendici del Monte Amiata e a pochi Km. dal Lago di Bolsena. Il paese deve le sue origini al Vescovo di Orvieto Giorgio dela Rovere. Nel 1477 egli fece edificare il Castello, che da lui prese il nome e intorno al quale trasferì dalla natia Parma una colonia di agricoltori. La presenza di una aeroporto militare e di una scuola aerea ha contribuito, verso la metà del secolo scorso, al più recente sviluppo anche edilizio. oggi, a vocazione prevalentemente agricola ha come componente essenziale di carattere turistico la sua posizione climatica che favorisce e assicura un tipo di vacanza alternativa al mare e alla montagna. particolarmente interessanti i resti archeologici di epoca etrusca e romana ( tracce delle vie consolari Cassia e Traiana Nova ) e le residenze storiche: del Castelo di Montalfina con il suo villaggio agricolo, alle ville nelle contrade dai significativi toponimi di Montiolo, Fagiolo e Pecorone. Nel sottosuolo di un'ampia parte del territorio comunale è riscontrabile un notevole dinamismo endogeno che si palesa con soffioni in superficie in cui è previsto lo sfruttamento. Il paese conserva ancora molto delle feste agresti di un tempo, la più suggestiva delle quali è la festa del patrono S. Pancrazio, il 12 maggio, alla quale si accompagna, da almeno quattro secoli, la fascinosa tradizione del "maggio" scandita in due tempi: "l'alzata" e "l'arrancata" del palo di legno alto una ventina di metri secondo un antico rituale.
Montecchio

Montecchio

A 25 Km. da orvieto al di la del Tevere, si trova sotto il Monte Croce di Serra (999 metri s.l.m.) dal quale nelle giornate più limpide, si scorgono i primi insediamenti urbani di Roma da un lato e dall'altro Todi e Assisi. Il paese, che è uno dei più ben conservati del Circondario orvietano, ha interessanti trascorsi storici venuti alla luce anche nei recenti scavi della necropoli preromana di San Lorenzo, e delle tombe di Copio risalenti al VII-VI sec. a.C., oggi visitabili grazie a un percorso naturalistico. La necropoli, inserita in una cornice naturalistica, è composta da sepolture a camera che presentano caratteri tipicamente etruschi a causa della vicinanza di Orvieto. I reperti trovati nella zona sono stati raccolti nell'Antiquarium di Tenaglie, insieme al materiale di corredo di ue tombe e a testimonianze di archivio della Comunanza agraria di Montecchio che tramite registri e mappe, raccontano circa mille anni di storia locale. Nelle frazioni di Teneglie e Melezzole, si trova ciò che di più caratteristico ci si aspetta nei piccoli centri di campagna, dall'urbanistica tipica dei castellie dei borghi medioevali, alle sagre paesane. Le attività agricole prevalenti sono quelle vitivinicole e olivicole con produzione di olio particolarmente pregiato che tutti possono degustare nell'annuale "Festa dell'olio d'oliva". La natura pressoché intatta del territorio ha favorito l'insediamento di interessanti strutture turistiche con valenza ecologica (sentieristica di montagna e aree pic-nic, fino alla vicina Oasi naturalistica di Alviano) o residenziale (centro di salute) nonché attrezzature per il tempo libero (campi da tennis, campi da calcio e piscina).
borgo di Baschi

Baschi

Probabilmente di origine etrusca, con vaste testimonianze di epoca romana, è posta nelle vicinanze della confluenza del fiume Paglia col Tevere, dove sono ancora visibili i resti del porto romano di Paliano, ultimo approdo navigabile lungo il fiume Tevere. Il pese è oggi conosciuto per la sua posizione sull'asse autostradale A1 Firenze-Roma. Il suo territorio si presenta come uno dei paesaggi più suggestivi della verde Umbria. Il comune nacque e si sviluppò nel medioevo in seguito ad una Signoria tenuta dalla famiglia dei Baschi, da cui prende il nome il paese, che nel periodo del suo massimo spendore contava 60 castelli. Il borgo fu arricchito nel XVI sec. dall'architettura sobria di Ippolito Scalza che vi costruì la chiesa di San NIcolò, all'interno della quale si trova il trittico di Giovanni di Paolo del 1440. Di particolare interesse: il borgo medievale detto "I Buchi", la porta di S. Antonio, il Palazzo del Municipio e la Morraca, una grossa testa di pietra arenaria di ignota provenienza. Nelle immediate vicinanze del lago di Corbara si trovano il Convento S. Angelo di Pantanelli, fondato personalmente da S. Francesco nel 1218 e l'Eremo camaldolese della Pascquarella risalente all'XI secolo. Fanno parte del territorio comunale le frazioni di Acqualoreto, Morre, Morruzze, Collelungo, Civitella del Lago, Cerreto, Scoppieto e Vagli che sorgono tutte nell'area montana che si estende verso Todi. Tra gli eventi di maggior richiamo, la Mostra Concorso Nazionale dell' "Ovo Pinto" che svolge nel periodo pasquale a Civitella del lago. Il Borgo rinnova una vecchia tradizione: l'usanza di dipingere le uova che risale al Medioevo o ad epoche più remote, quando l'uovo, considerato simbolo della fertilità e quindi della vita, era tenuto in estrema considerazione da tribù pagane del Centro Europa.